Benvenuti sul blog delle mamme italiane ad Amburgo

Mio figlio a due anni è come impazzito! Cosa vuol dire "Mittelöhrerntzündung"? Come si fa a trovare un posto al nido in questa città? Come si dice epidurale?

 

Questo spazio è fatto per raccontare le nostre esperienze di mamme in Germania, per scambiarci consigli e anche per chiedere aiuto.

 

Hai una storia da raccontare? Scrivici!

 

mer

11

dic

2013

QUESTI LIBRI NON SI TOCCANO!

In Hoheluftchausse, nell'isolato prima di incontrare Eppendorferweg con la stazione di Hoheluftbrücke alle spalle, c'è una piccola libreria, incastonata tra un negozio di assicurazione ed un fotografo.
È una di quelle piccole librerie che a Milano sono ormai scomparse del tutto, ormai soppiantate dalla grande distribuzione tipo Feltrinelli o Mondadori: un piccolo locale letteralmente rivestito di libri fino al soffitto, con due commesse che si dedicano ai clienti non appena entrano e si fanno in quattro per soddisfare ogni desiderio, anche quando magari si vorrebbe dare solo un'occhiata.
Ed ha una vetrina sempre molto interessante, accattivante ed ogni settimana diversa, con ottimi libri e soprattutto per una buona metà sempre dedicata a titoli non banali per l'infanzia.
Con il Tato passiamo davanti a questo piccolo gioiello praticamente quattro pomeriggi su sette, durante la nostra rituale passeggiata per il quartiere dopo il Kita e prima di cena.
Anzi, ora che tendiamo a non usare più il passeggino e cerchiamo di fare questo lungo giro a piedi (e non più "alto alto"), proprio questa piccola finestra è diventata una delle fermate preferite per prendere fiato, riposarsi, osservare e lasciar volare la fantasia con le piccole installazioni a tema.
Ci siamo lasciati incantare dal draghetto Cocosnuss, dal piccolo cavaliere Ritter Rost, Topino e Gruffalo, dai nanetti che portano libri di favole, dal piccolo Leone ..... Siamo rimasti tutte le volte dei buoni quarti d'ora ad osservare e commentare per bene tutto, e mi è toccato spesso di dover trascinare via Jacob di peso perché non avrebbe voluto più andar via.
Ieri pomeriggio, complice un pupazzetto in vetrina della talpina protagonista di "Chi me l'ha fatta in testa" (un nostro hit del momento, che presto riuscirò a recensire...) ed il fatto che eravamo di una buona ora in anticipo sulla nostra solita tabella di marcia ed il negozio quindi non era in chiusura, Jacob si è allungato con tutto il suo essere alla maniglia ed ha pronunciato un deciso "entriamo, entriamo!".
E da lí a poco mi è crollato un castello di sogni!
Il Tato non ha fatto in tempo ad entrare completamente nel negozio che si è fiondata una delle due commesse con un perentorio "bimbo non si tocca!" e quando ci siamo fermati in osservazione (giuro "guardare e non toccare") di una accattivante e coloratissima copertina di un romanzo per adulti, siamo stati dirottati verso una logora scatola nella sezione dedicata ai più piccoli con una serie di vecchi e consunti libri di consultazione.
Jacob ravana comunque incuriosito e per nulle intimidito e trova un Wimmelbuch sul Natale di suo gradimento ed incominciamo a guardarlo assieme seduti sul pavimento, mentre la commessa tenta di rifilarci dei libretti sensoriali con pupazzetti per bimbi da 12 mesi in su! Alla faccia del mio nanerottolo di ormai 30 mesi che si è rituffato sdegnato nel suo Wimmelbuch, descrivendomi per filo e per segno ogni dettaglio raffigurato!!
Poi siamo passati ad esplorare gli scaffali con i titoli che ci hanno attirato in vetrina, riconoscendone parecchi che abbiamo già a casa, Il Gruffalo, Signor Rametto, Buonanotte Gorilla per andare a caccia di qualcosa di nuovo... e lì il mio castello dei sogni si è definitivamente sbriciolato nel momento in cui le mie orecchie hanno sentito ciò: "no piccolo, questi libri non si toccano! Tu puoi guardare quelli che ci sono nella scatola mentre la mamma può vedere se c'è qualcosa di bello per te.".
Coooooosaaaaaaaa!!!!! Ma come può crescere un lettore di domani, tuo futuro cliente, se non può nemmeno toccare una pagina di un nuovo libro???? Osservarne i colori, odorarne il profumo di nuovo, decidere se sarà proprio quella storia ad accompagnarlo nel mondo dei sogni le prossime serate??
Come può essere che in una città sensibile alla lettura ed all'infanzia come questa, con la più bella biblioteca pubblica dedicata ai bimbi che abbia mai visto in vita mia, con circoli di lettura in ogni KITA, scuola, Elternschule e soprattutto in un quartiere dove famiglie medio/alto borghesi crescono la propria (numerosa) prole a suon di corsi di musica, letture, attività teatrali e sportive possa sopravvivere cotanta miopia!!!
Appena usciti (naturalmente a mani vuote), davanti ad una vetrina di una profumeria addobbata per Natale il Tato si ferma e mi dice: "mamma, queste cose non si toccano, i libri si possono toccare" e zac, cambia strada dirigendosi verso Falkenried.
Ok messaggio ricevuto: meglio la nostra libreria/caffè preferita, dove dietro ad una grande vetrina (ma meno accattivante) ci aspettano un paio di seggioline per vagare con gioia con la nostra fantasia alla scoperta delle ultime novità editoriali.
Ma di questo posto vi racconterò un'altra volta.

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ven

01

nov

2013

ADHD

La scorsa settimana Davide si è esibito in una delle sue scenate isteriche del sabato. Il motivo scatenante: non voleva mettersi la giacca per uscire. Ed avendo lui un caratterino del cavolo non si limita a dirti "no grazie, in questo momento non ho voglia di mettere la giacca", ma inizia a sbraitare come uno spiritato spiaccicandosi per terra e urlando come se qualcuno lo stesse seviziando.

E proprio alle sevizie deve aver pensato la nostra vicina di casa quando è venuta a suonare alla porta. Da un lato voleva assicurarsi che non stessimo torturando il bambino. Dall'altro ci ha fatto dono della sua esperienza... (danke schön, comunque)

 

"Ma cos'ha?", chiede tutta preoccupata?

"Mah niente di ché, semplicemente fa i capricci, poi sai, l'età è quella che è, in più arrivo di fratellino/sorellina, rompe più del solito, ecco..."

"Oh, devo dirvi una cosa. Anche mio figlio faceva queste sceneggiate e alla fine si è scoperto che soffre di ADHD (che è il disturbo dell'attenzione). Portatelo all'ospedale di Alsterdorf, vedrete che vi aiuteranno".

 

E io penso: hmhmhm se fosse una cosa simile presumo che le maestre all'asilo me l'avrebbero detto eccome, no?

Non contenta però decido di fare qualche ricerchina su google, accompagnando lo scorrimento di pagine e pagine a una certa riflessione. In Germania, come credo ovunque, si tende a mettere i bambini (e i genitori!) sotto pressione fin da subito. A 6 mesi e 1 giorno ancora non si rotola come una salsiccia? Krankengymnastik! Durante la visita dei 2 anni sa il nome di soli 3 oggetti su 5? Logopedista! Alla visita dei 4 anni non ha voglia di disegnare una farfalla? Piscologo, è chiaramente apatico! All'asilo o a scuola ha momenti in cui vuole starsene per i fatti suoi? Ergoterapia, è sicuramente sociopatico! Ci sono i genitori che danno tempo al loro bambino di evolversi e vedono che, anche se a 15 mesi non corre i 100 metri ha però un repertorio di parole non indifferente o che, anche se non sa contare fino a 100 a 2 anni, come si arrampica lui sulla libreria non ci riesce manco spider man. Però purtroppo ci sono anche moltissimi genitori che si lasciano influenzare da tutte le opinioni, la paura li porta a non scremarle più e a esasperarsi più del dovuto. E a imbottire bambini di 3 anni di psicofarmaci per cercare di arginare certi disturbi comportamentali.

 

Dalle mie ricerche è venuto fuori che la ADHD è la malattia più falsamente diagnosticata tra i bambini, soprattutto se essi sono ancora ben lontani dall'età scolare.

Sempre su internet ho fatto 2 scoperte molto interessanti. La prima è che Davide non è chiaramente affetto da alcun disturbo dell'attenzione. La seconda è che, stando ad un paio di test, l'ADHD ce l'ho io!

Due test mi hanno bocciata di brutto perché faccio migliaia di cose contemporaneamente, mi infilo nelle conversazioni, se mi chiedono qualcosa inizio a rispondere prima ancora che la formulazione della domanda sia conclusa, quando sono seduta muovo sempre una gamba, sono sbadata e a volte perdo le cose, tendo a rimandare i compiti più pallosi e varie altre cose gravissime che non ricordo più.

 

E ora la conversazione realmente avvenuta con Sven:

"Sven, pare che io soffra di un disturbo dell'attenzione anche piuttosto acuto! Me lo confermano due test su internet. Però cavolo, ho avuto una specie di illuminazione. Di solito, stando ai risultati delle mie ricerche, chi è affetto da queste patologie ha problemi di apprendimento per via dell'incapacità di concentrarsi. È quindi molto difficile o impossibile aspettarsi da tali soggetti successi dal punto di vista scolastico, accademico e lavorativo. Io nel mio piccolo a scuola me la son sempre cavata benino, all'università sono andata bene, laureata in tempo con un bel voto. Poi i miei mi hanno fatto fare musica e non me la cavo male, dai! E poi anche con le lingue non sono messa malissimo. E anche al lavoro non mi sembra di fare dei gran casini anzi, sono anche abbastanza soddisfatta dei miei piccoli risultati.

Sven, non è che magari sono un genio? Pensaci! Ho l'attenzione compromessa eppure sono riuscita e riesco a fare tutto ciò. E mi sento in effetti anche un po' incompresa dalla società. Non è che davvero sono un genio?!?!"

E la sentenza arriva: "Mari, scusa se ferisco il tuo ego in modo così brutale, mi rendo conto che non sia una cosa carina... però secondo me non sei un genio... secondo me semplicemente tu l'ADHD non ce l'hai! Però, se vuoi considerarti un genio fai bene..."

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mar

24

set

2013

La mamma "strana"

Mi piace pensare che i gruppi di mamme siano più o meno uguali ovunque. Ogni gruppo ha la mamma iper apprensiva, quella giovanissima e inconsapevole, quella in carriera, quella che ha avuto i bimbi tardi, quella che di bimbi ne ha avuti tanti, quella che cucina solo biologico, la mamma del bimbo genio, la mamma del bimbo atleta, la mamma del bimbo artista. E credo che in ognuno di questi gruppi non possa mancare la mamma “strana”, quella un po’ hippie che adotta metodi decisamente alternativi. La mamma “strana” che ho conosciuto qui ad Amburgo è per metà mia concittadina meneghina e mi stupisce ogni volta per le sue convinzioni per me, lo ammetto, un po’ fuori dal comune. Provo per lei un enorme rispetto, perché nonostante gli sguardi allibiti e i commenti straniti prosegue dritta per la sua strada e non si fa condizionare da niente e da nessuno. Ho deciso quindi di intervistarla.

 

Che origine hanno le tue idee e i tuoi metodi?

Della mia infanzia ricordo un desiderio impellente di coccole. Ricordo come un dolore fisico questo desiderio, o meglio questo senso di vuoto dovuto alla carenza di effusioni e abbracci in famiglia. Da studentessa mi sono trasferita ad Amburgo, e il mio primo ragazzo mi ha dato da leggere un libro di Jean Liedloff scritto nel 1975: “The Continuum Concept”. Liedloff dice: un bambino appena nato, che non sa nulla della civiltà in cui nasce, aspetta istintivamente che ad accoglierlo ci siano le stesse cose fondamentali che avevano intorno i neonati centinaia di migliaia di anni fa. In primo luogo, una madre che lo porta con sé tutto il giorno e se lo tiene accanto tutta la notte. Se non le trova, il suo istinto gli dice che è in pericolo di morte. Per me é stata la prima spiegazione esauriente del mio senso di vuoto, e mi sono ripromessa che avrei sempre portato a contatto i miei figli, almeno finché non fossero stati in grado di muoversi indipendentemente.

 

Vale anche per altri aspetti?

Certo, anche per l’allattamento mi sono lasciata ispirare dai popoli indigeni di tutto il mondo piuttosto che dai nostri paesi industrializzati. Noi riusciamo benissimo ad immaginare di allattare un bebè, ma ci é poi difficile accettare che sia normalissimo far bere il nostro latte anche a un bambino che va all’asilo. Ma in tre quarti del mondo è normale, e tutti gli studi sul tema non fanno che confermare i vantaggi dell'allattamento anche fino all'inizio della scuola elementare. Perché è lì che si perdono I “denti da latte”. Tutti i mammiferi allattano i loro piccoli proporzionalmente per un periodo simile.

 

Tu cosa hai fatto?

Io ho allattato entrambi i miei figli a richiesta fino oltre i quattro anni, e l'unico svantaggio che ho riscontrato è stata la reazione scettica di chi ne veniva a conoscenza e non condivideva, prevalentemente per motivi di cultura e di educazione.

 

Secondo te in Germania le cose sono diverse rispetto all’Italia?

A me sembra che Germania sia più facile seguire percorsi alternativi rispetto a come sia in Italia; forse lì non sarei mai venuta a conoscenza del metodo della “comunicazione di eliminazione”, in cui al posto dei pannolini si usa… un’intesa tra mamma e bambino in cui ci si può esercitare dal primo giorno.

 

Come funziona?

Ne ho sentito parlare poco prima della nascita del mio secondo figlio. Mia figlia grande aveva sempre portato i pannolini, e sempre protestato. Perciò l'argomento mi ha subito interessata. Anche in questo caso ho visto che al di fuori di Europa e USA è un metodo diffusissimo. E non ha niente a che fare con l'addestramento al vasino! Il neonato dice qualcosa quando gi scappa, fa un certo movimento, un verso, un tipico sospiro, basta farci caso, e dopo poche ore già si inizia a imparare. In quel momento la mamma “senza pannolino” di un paese in Asia o Sudamerica appoggia il bebè tra le sue gambe al di sopra di un qualsiasi contenitore adibito all'uso e fa sempre lo stesso “rumore”, che può essere per la pipì un “ssss” prolungato o qualcosa che ricordi lo scorrere dell'acqua. A sua volta il piccolino imparerà presto il significato del “rumore” fatto dalla mamma, che a intervalli regolari o quando il bambino farà il suo versetto particolare o si agiterà nel suo modo tipico, lo metterà nella posizione nota e lui capirà. Giuro che funziona ed è bellissimo. A sei mesi mio figlio si è messo a gattonare e ha smesso di comunicare, purtroppo; ma i vantaggi ci sono stati comunque, sia come risparmio di pannolini, sia per il rapporto completamente diverso e molto più cosciente che il bambino senza pannolino ha con la sua cacca e la sua pipì. Mio figlio ad esempio ha bagnato tanti indumenti, ma non si è mai fatto la cacca addosso, nemmeno nel pannolino che ha portato all’inizio dell'asilo. E per quanto riguarda il metterci le mani per vedere cos’è… l’ha fatto una volta sola e poi la curiosità era soddisfatta.

 

Intervista di Maria Chiara

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dom

11

ago

2013

Achtung Holzböcke!

Primo pomeriggio di un giorno di inizio settimana, il cell squilla e le due fatidiche parole che interrompono sempre i miei appuntamenti di lavoro lampeggiano furiosamente: KITA JACOB
"Uffa anche oggi, ma cosa può essere successo" è il mio primo pensiero e con una vocetta un po' incerta azzardo un "Hallo". Mi travolge una cascata di parole: "Silvia qui è Moni, è successa una cosa terribile, abbiamo trovato una zecca sulla testa di Jacob, dietro l'orecchio, è enorme, noi non possiamo fare nulla devi venire subito e portarlo immediatamente dal dottore, è urgenteeee". Gulp, il panico mi prende subito, non ho qui la macchina e mi ci vogliono 40 min per arrivare al Kita coi mezzi ed altrettanti per fiondarmi dal medico! E poi non è possibile che ogni volta che andiamo da Oma in campagna ci sia uno di questi animaletti incastrato nelle parti più improbabili del Tato. Uffa questa volta avevo fatto controllo a tappeto e pensavo di averla scampata..... Chiamo subito il superpapibello ed il fiume di parole che ho sentito prima si riversa su di lui. Ma lui non è super così per caso e con tutto il suo aplomb mi dice: "cosa vuoi che sia, è solo un Holzbock, ne abbiamo già tolte altre, stasera gliela tolgo". Strabuzzo gli occhi e mi agito ancora di più "Ma sei matto??? Va tolta subitissimo, si sarà già beccato borelliosi, difterite e magari pure il tetano!!". Con un sospiro superpapibello lascia i disegni per il concorso che dovrà consegnare la mattina dopo, prende la macchina, mi passa a prendere ed andiamo assieme al Kita. Lì ci accolgono un Tato festante che salta come un grillo cantando "Holzbock, Holzbock", due educatrici più ansiolitiche di me e due educatori che, ragazzi di campagna come il superpapibello  ... consigliano di farla togliere dal pediatra. Una volta a casa incomincia l'operazione rimozione con almeno un bicchiere d'olio di oliva (gulp, che fai, noooo quello buono trapanese di Marco  noooooo), ma la vigliacca non cede. Il Tato è ormai urlante e spazientito, io tremante che continuo a ripetere "attento attento, non spezzarla, non farla morire prima di averla tolta, aaghhhhhh". Alla fine superpapibello cede pensando al suo concorso che lo aspetta e mi lascia andare dal medico. Grande il nostro dottore: arriva con disinfettante e pinzette, la guarda è dice " è già morta", nell'estrarla la spezza, toglie la testa e mi vede sbiancare come una foglia.... "Tutto a posto, non si preoccupi, le zecche sono fastidiose ma nulla di grave, non si può tenere legati in casa i bimbi solo per paura di questi animaletti... e se nel remotissimo caso dovesse aver contratto qualcosa, preso in tempo, lo si cura con l'antibiotico. Controlli solo che il bozzo non si gonfi e non diventi rosso." Con mille grazie sono uscita tremante, con il Tato che ha voluto un "Gelato, cono graande limone" come ricompensa e con la considerazione che tutta questa natura o mi farà presto fuori per lo stress o alla lunga mi fortificherà. La sera dopo, candido candido, superpapibello mi racconta che la figlia di una nostra amica ne ha avute una decina da dover togliere in un colpo solo, dopo una gita con il Kita proprio qui ad Amburgo... Oooook, pronta per il prossimo Holzbock Kontrolle!

 

Silvia

 

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dom

16

giu

2013

Una storia di caccaepipì

C’è un argomento che prima o poi diventa centrale nella vita, nei pensieri e nelle discussioni di tutte le mamme, indipendentemente da razza, provenienza, estrazione sociale: il problema dello spannolinamento o svezzamento da pannolone.

 

In Germania le due diverse scuole di pensiero sono divise addirittura geograficamente. Nell’est, forse per retaggio storico, lo spannolinamento si basa sulla ripetizione e sulla disciplina: se il bambino verso i 7-8 mesi è in grado di stare seduto su una sedia, allora saprà anche stare seduto sul vasino. Ogni giorno, alla stessa ora, il bimbo viene fatto accomodare sulla mini toeletta e quel che esce esce. Andando avanti così è sicuro che prima dei tre anni sarà “asciutto”. Nell’ovest, invece, vengono tradizionalmente adottati metodi meno restrittivi che tengono conto, forse anche troppo, di quello che vuole veramente il bambino e del suo sviluppo interiore. “Te lo farà capire lui quando è pronto, devi solo saper interpretare i suoi gesti” (poi vedi tuo figlio che gira per casa nudo con il vasino in testa e capisci che, forse, non è ancora il momento...). Io penso che la verità stia nel mezzo. Tenere un bambino dagli otto mesi ai due anni o più sul vasino è straziante, almeno per i genitori. Aspettare però che sia lui a dirti che è il momento di rinunciare alla comodità del pannolone è rischioso, e il pensiero surreale che la voglia di indipendenza arrivi con la maggiore età è passato sicuramente almeno una volta nella testa di tutte le mamme, soprattutto quelle di maschietti. Mi sono quindi detta: “se l’argomento gabinetto non viene mai trattato in casa, come faccio a fargli venire interesse verso il WC?”. Inoltre non c’è incentivo migliore per le mamme dei successi delle altre mamme quindi, dopo aver assistito al brillante e fulminante risultato di G, mi sono fatta coraggio e ho portato alle orecchie del crucchino l’argomento “caccaepipì in bagno”. Dopo aver girovagato qualche giorno tra siti e forum per prendere ispirazione, sono passata all’azione e sono andata con Davide a comprare il riduttore per il WC.

Mossa Nr. 1: far scegliere al bambino il riduttore. Nel nostro caso è stata dura, i due riduttori rimasti nel negozio erano per me perfettamente identici ma Davide ha dovuto davvero riflettere un bel po’ prima di decidere quale portarsi a casa.

Mossa Nr. 2: usare il potere dei libri per spiegare il passo che si sta per compiere. Eccoci quindi in libreria a cercare un libro adatto. Nello scaffale per i piccoli lettori trovo però solo pompieri, ruspe, locomotive, animali domestici, estinti, in cattività, fantastici, colori e prime paroline. Di gabinetti neanche l’ombra. Vado quindi allo scaffale girevole e faccio la piacevole conoscenza di Conni: la sua prima lezione di danza, la sua prima cavalcata, la sua prima visita seria dal dentista, il suo primo pigiama Party (a casa di Laura se non ricordo male), la sua intelligenza nel non andare con gli sconosciuti, il suo primo giorno di asilo e di scuola e l’arrivo del suo fratellino. Ma la sua prima caccaepipì non si trova. Vado quindi dalla commessa della libreria e chiedo come sia possibile che di Conni sappiamo tutto tranne di come abbia imparato a fare i bisognini nel posto giusto... “Per gli argomenti da bimbi più piccoli bisogna leggere i libri di Jakob”, cioè il fratellino che arriva in uno dei fascicoli della serie appunto. I libri di Jakob in libreria non ci sono, in compenso ho trovato avventure varie del piccolo Max ma non mi sono messa a chiedere che rapporti di parentela ci siano tra i vari bimbi... prima di andare però ho trovato l’ultima copia di “Der kleine Klo-König” di cui riporto la recensione qui.

Mossa Nr. 3: mettere in bagno un libro che sia solo ed esclusivamente per il bagno. E aggiungo: sceglierlo avvincente, colorato, con tante cose da fare, girare, muovere, con suoni strani e, se è per i maschietti, con i mezzi di trasporto più cool (autopompa, nettezza urbana, autoambulanza, trattore). Noi abbiamo preso “Was brummt und knattert da?”.

Mossa Nr. 4: usare il suo pupazzetto preferito per mostrare cosa deve fare. Noi abbiamo usato Manfred (v. sopra).

Mossa proibita che non ho trovato in alcun sito ma che mi sono inventata e che ogni medico, psicologo, educatore sicuramente mi contesterebbe: dare un dolce incentivo all’azione.

 

Ed ecco come si è svolto il primo tentativo.

Prima abbiamo tolto il pannolone a Manfred e l’abbiamo messo sul riduttore del WC. Ma che bravo Manfred che sta sul WC! Tieni un Gummibärchen - Davide: “anch’io Gummibärchen!” - nooooo, solo chi sta sul WC può mangiare un Gummibärchen. Poi Manfred può leggere il libro del bagno - Davide: anch’io libo!” - nooooo, solo chi sta sul WC può leggere il libro del bagno. Poi Manfred può prendere la carta igienica e tirare l’acqua - Davide: “anch’io tira acqua!” - noooooo, solo chi è stato sul WC può tirare l’acqua.

“Davide ora tocca a te” - e lui: “No, prima papà!”

Sven si siede sul WC ridotto e con annesso spappolamento di teutonici zebedei ripete tutta la procedura. Davide però mette il broncio perché neppure questa volta è riuscito ad aggiudicarsi caramelle, libro e sciacquone. Capisce quindi che se vuole godere dei privilegi del WC deve darsi da fare. Mi piace pensare che in questi momenti di lucidità sia la sua metà tedesca ad essere connessa e che una vocina gli dica “mamma tetto fare così, io dofere fare così”. Via i pantaloni, via il pannolino! Sul WC a leggere, evviva!!! Mi chiedo: adesso che faccio? Non posso mica stare a fissarlo, non produrrà mai! E il libro non posso certo leggerlo con lui, mica sono sul WC! Mi metto quindi a fare dell’altro e dopo un po’ Davide con un ghigno divertito mi dice: “fatto cacca bagno...ihihihi”. Mi precipito a guardare nella tazza e.... è vero!!!!! Un pezzetto di cacca!!!!!!!

B R A V OOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO!!! Papà vieni a vedereeeeeeee, bravvvooooooooooooooooooooooooooooooooo, hai fatto la caccaaaaaaaaaa - voi immaginatevi due piùchetrentenni saltare per casa presi dall’entusiasmo.

Davide ci guarda stranito ma gongola a più non posso, soprattutto per la cioccolatosa ricompensa che ha ricevuto.

La mattina dopo ha chiesto di andare sul WC. E non ha voluto niente in cambio.

 

Questa è la storia di un primo piccolo grandissimo successo e la dedico a tutte le mamme, a tutte le donne che mai e poi mai avrebbero pensato di commuoversi o saltare di gioia davanti ad un gabinetto. Ce lo possono raccontare cosa significa essere genitori ma il rimbambimento che porta tutto questo amore lo si capisce davvero solo vivendolo. E io lo auguro a tutti.

 

Maria Chiara

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dom

12

mag

2013

La nostra esperienza di bilinguismo

Siamo una famiglia bilingue: io sono di madrelingua italiana, mio marito tedesca. Fra di noi parliamo prevalentemente tedesco. Mio marito parla tedesco con i bambini, io cerco di parlare il più possibile italiano.

Quando sono rimasta incinta una delle prime domande che mi sono posta è stata: riuscirò a far imparare l'italiano ai miei figli?

Proprio durante la gravidanza lessi un libro sul bilinguismo nei bambini che considero preziosissimo e che mi ha accompagnato fino ad ora: Mit zwei Sprachen groß werden di Elke Montanari.

Quando è nata mia figlia mi sforzavo di parlarle in italiano, benché per noi la lingua parlata in famiglia fosse il tedesco. All'inizio mi sentivo quasi a disagio a parlare con qualcuno che non poteva rispondermi… poi un giorno mi resi conto che davvero mi capiva e compresi che i miei sforzi davano dei frutti: le parlavo di un pesciolino e lei con un ditino indicò il quadretto del pesce appeso alla parete. Una delle prime parole che iniziò a ripete, fu "birba", anzi "bibba"… colpa mia: le dicevo sempre che era una birba.

Gnappetta (8 anni) ha sempre appreso le due lingue parallelamente: quello che riusciva a dire in tedesco riusciva a dirlo anche in italiano. Tuttavia l'italiano per lei è sempre stato seconda lingua, anzi con l'andare del tempo il tedesco è progredito più velocemente. Oggi riesce a esprimere praticamente tutto in italiano (a meno che non si faccia prendere dalla pigrizia ;)), in tedesco però lo dice meglio e più correttamente.

Biscotto (3 anni e mezzo) ha stentato un po' a tirar fuori le prime parole in italiano e per lungo tempo sono rimaste solo semplici parole isolate. Col tedesco ha iniziato presto. Per lui la struttura linguistica è esclusivamente tedesca, salvo poi sforzarsi di piazzarci dentro un paio di parole italiane quando parla con me (tesoro!). Da quando ha compiuto 3 anni è stato per due volte a stretto contatto con l'italiano: una volta in Italia per 10 giorni, un'altra una settimana con i nonni italiani qui. In entrambi i casi ha fatto grandi progressi: dalle singole parole è passato a brevi frasette. Adesso confidiamo nelle quattro settimane di mare la prossima estate.

Un dato curioso è che nelle prime fasi di apprendimento Gnappetta tendeva a comprimere le parole: callo (cavallo), betta (bicicletta), matte (matite), putto (prosciutto), maggio (formaggio), occai (occhiali) e così via. Biscotto al contrario le allungava: mirtitillo (mirtillo), cararota (carota), vattetenne (vattene - utilissimo quando la sorella rompe), mototore (motore) e via di seguito.

Con la sintassi hanno avuto tutti e due il loro bel da fare. Un classico sono le frasi col verbo alla fine, che mi sembra sempre di parlare con Montalbano: "Io via 'ndata", "Io mela mangia", "Io ciuccio vole" (Gnappetta), "Mamma, du sollst questo prendere", "Nonna, ich habe biciletta mparato" e via di questo passo.

Una vera e propria chicca sono le creazioni interlinguistiche: il Fussino, schnappa/schnappato, la Kucca, l'Aucco, eingewitet, manere, le Lisken, gecrescht.

E che dire di questi: "Ich will Salz hören" (voglio sentire il sale - inteso come assaggiare), "Der Salat geht mir nicht" (l'insalata non mi va), "Queste calze non sono molto cicciottine" (dick - pesanti). Splendidi: "Mamma, ti ho bene" e "Mamma, ti ho bravo" (mamma, ich habe dich lieb - e qui come fai a correggerli…).

E voi? Che famiglia bilingue siete? Come stanno imparando a parlare i vostri figli?

 

Francesca

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lun

01

apr

2013

Il primo libro del Tato

Nella sezione recensioni vi voglio parlare di un libro che sta particolarmente a cuore alla nostra piccola famiglia perché è il primo vero libro che abbiamo guardato, sfogliato e raccontato al Tato (cioé Jacob n.d.r.) prima di andare a letto, notte dopo notte, mese dopo mese.
È arrivato con Babbo Natale dalla lontana Londra quando il Tato non aveva ancora 6 mesi e subito, affascinati dalle immagini, dai colori e dalla storia, ci è venuto spontaneo introdurlo nel nostro rituale della nanna e ci ha accompagnato in maniera esclusiva per almeno 4 o 5 mesi.
È la storia di Joe, guardiano dello zoo, che fa il giro alla sera per dare la buona notte uno ad uno ai suoi amici animali e di un gorillino molto sveglio che fa uscire i suoi amici dalla gabbia per andare tutti assieme.... a dormire in compagnia. La moglie di Joe (noi la chiamiamo "mammetta") se ne accorge riporta tutti a letto .... solo che il gorillino, che è un "monello di prima categoria", ha naturalmente la meglio.
La bellezza di questo libro è che il testo è assolutamente ininfluente e tutto viene raccontato efficacemente dalle immagini, ricche di dettagli che richiamano situazioni vissute e conosciute e che ogni volta si prestano ad essere arricchite da chi lo guarda.
Noi lo abbiamo raccontato a volte in tedesco (papà narratore) a volte in italiano (le serate a cui toccava alla mamma), abbiamo scoperto che ogni animale ha nella sua gabbietta il proprio Gugu (l'orsetto preferito del Tato), mentre la giraffa ha la sua giraffina di gomma Sophie, come ogni bimbo amburghese di Eppendorf o berlinese di Prenzlauer Berg che si rispetti; l'armadillo è il più piccolino della compagnia e quindi ha ciuccio, biberon e pupazzetto di stoffa...
Ma devo dire che le sensazioni più belle per me legate a questo libro sono i ricordi del Tato che imparava a 7/8 mesi a girare le pagine da solo e voleva vedere e rivedere gli occhi sgranati della mammetta al buio. Girava e girava le pagine con le sue manine cicciottelle per arrivare proprio a quella pagina e soffermarvisi con una risatina: segno che stava cominciando ad assimilare una struttura embrionalissima di racconto? Chissà! Ora, dopo una montagna di libri e almeno 6 mesi di intervallo, il Tato ha riscoperto questo libro e la storia si è ancora più arricchita attraverso le sue parole ed il suo racconto.
Gli occhi della mammetta ora non sono più un hit, e la parte preferita è quella del gorillino che gira la chiave nella serratura delle gabbie ("zac zac" dice il Tato), mentre il personaggio più amato è naturalmente "Fante" (l'elefante). Biciclette, palloni e giocattoli nelle gabbie sono ora più riconosciuti ed alla vista dell'armadillo l'esclamazione di rito è "Dillo, Ciuccio, Tato Nanna!". Il ragionamento non fa' una piega.
Silvia
La recensione di Buonanotte Gorilla è qui > link 
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dom

31

mar

2013

We ❤ books

Sono emozionatissima perché per la prima volta in vita mia scrivo per un pubblico vero, reale ma che non necessariamente conosco, e soprattutto scrivo di un progetto che ha preso forma nella mia testa, è stato nutrito, accudito per lunghissimo tempo e finalmente concretizzato: utilizzare il libro illustrato come canale di comunicazione privilegiato con il mio e con tantissimi altri piccoli, a partire dai primi mesi di vita, per "immergerli" fin da subito, in un mondo di suoni, colori, parole, disegni per costruirsi la propria immagine del mondo.  
E soprattutto regalare loro quello sconfinato amore per i libri, che una volta trasmesso, non se ne andrà mai più.
Ma l'emozione, si sa, gioca brutti scherzi e mi ha tenuto a lungo in scacco sulla scelta del primo libro da raccontare....
Scelgo un libro italiano oppure uno tedesco?
E se parlassi del primo libro che ci ha accompagnato per mesi e mesi nel rituale per prender sonno e che poteva essere raccontato indifferentemente da mamma e papà (due lingue e due culture diverse)?
Oppure di quello che nelle ultime settimane il Tato tiene stretto a sè per addormentarsi ed ha preso il posto del suo orsetto preferito?
O quello con cui riesce a farci far ginnastica mentre lo inseguiamo per inguainarlo nel tutone da neve e portarlo di corsa ogni mattina al Kita?
Ma poi .... non ho resistito alla contingenza e, complice il fatto che al gruppo "rime per folletti" un paio di settimane fa la maggioranza dei bimbi era più grandicella, ho deciso di leggere loro e raccontare a voi una fiaba ... sulle elezioni!
Infatti sembra che anche nella foresta ogni 4 anni si tengano le elezioni e, essendo stato il leone finora sempre l'unico candidato, questi sia stato ogni volta automaticamente eletto re della foresta.
Ma questa volta, complice un topolino, anche gli altri animali sperimentano il coinvolgimento e l'ebrezza di una vera campagna elettorale all'ultimo colpo ... ed il risultato non è per nulla scontato!
Infatti, al momento dello spoglio si evince che tutti gli animali candidati, ad eccezione del leone, hanno ricevuto lo stesso numero di voti ... e ciò comporta anarchia, ingovernabilità e violenza perché ognuno si ritiene vincitore. Ma si sà, gli animali sono più saggi di noi umani e chiedono volentieri un parere a chi ha più esperienza, ed il leone, così interpellato, non vede altra soluzione che ...... ritornare alle urne!
Cosa accadrà questa volta, chi si ricandiderà, chi vincerà?
Non voglio rovinarvi la sorpresa di un finale "geniale" e invito  chi ha dimestichezza con il tedesco a leggerselo con i propri cuccioli tutto d'un fiato, rimanendo affascinati come me dalle bellissime illustrazioni che accompagnano la storia.
Per chi invece mastica solo l'italiano, purtroppo per ora potrà solo godere dei gradevolissimi disegni, perché non è stato ancora tradotto. Un gran peccato! 
Però non dispero, perché altri racconti di questo geniale autore sono stati appena tradotti da una piccola casa editrice specializzata .... e diamo quindi tempo al tempo!

Il libro proposto è: Ich bin für mich, di Martin Baltscheit, Cristhine Schwarz,  Beltz & Gelberg Verlag.

Questa e altre recensioni sono nella sezione "le recensioni dei libri".

 

Silvia

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lun

25

feb

2013

Shoppingblockade

Post scritto ad Aprile 2011

È da sabato che dico: lunedì vado a fare shopping per la bestia. Ormai la taglia 62 inizia ad andare corta - non stretta perché nel nostro caso il peso si distribuisce per il lungo e non per il largo. Con tutti i buoni propositi di questo mondo sono uscita con il portafoglio bello pieno e un sacco di idee in testa.

E come sempre sono tornata a casa con i sacchetti vuoti, anzi, praticamente senza sacchetti. La prima volta è successo quando ancora ero incinta e con il mio pancione ad anguria mi trascinavo nei negozi a cercare non so bene cosa. Mi chiedevo ma che cavolo serve a un neonato? E poi non sapevo se quello che gli avrei comprato gli sarebbe piaciuto. Magari io lo vesto tutto colorato e lui ha un'anima dark. Oppure lo metto sportivo quando fin da piccolo mostra spiccate doti matematiche e lo sguardo da scacchista. E poi mi bloccava un certo senso di scaramanzia, forse dato dalla paura di non sapere a cosa andavo incontro.

Comunque ogni qualvolta mi ritrovo nel reparto baby di negozi come H&M e Zara per prima cosa rimango letteralmente imbarazzata per tutta la scelta che c'è. Secondo, mi fiondo direttamente nel settore bambina quando la mia bestia è un maschietto...ma cosa posso farci! La roba per bambina è troppo bella mentre il guardaroba dei maschietti è sempre un po' sacrificato. E terzo ci sono alcune cose che non mi sento di far indossare al mio ometto cioè di conciarlo come un teenager sbandato È proprio questo che mi stordisce nei negozi. Ma è possibile che un bambino debba già a 4 mesi conciarsi come un sedicenne emo o come un punkabbestia? I jeans aderenti e strappati? La camicia di lino? Il cappello di paglia? A 4 mesi? E cosa se ne fa esattamente? Se però poi si vuol vestire i bimbi in modo più infantile allora i negozi non fanno altro che rifilare tutto di Winnie Pooh, l'orsetto sciocco un po' goloso... a me sta sulle balle Winnie Pooh! Non l'ho mai sopportato, con quel suo fare da "so tutto io".

Certo, se volessi integrare il mio bambino mezzo straniero nel sistema modaiolo tedesco dovrei vestirlo secondo gli standard crucchi che prevedono tutine di ciniglia o body+calzamaglia o pigiama-anche-di-giorno. Comodo senz'altro, ma a tutto c'è un limite, un pochino di stile lo si può anche trasmettere ai pargolini, ma senza esagerare però!

Oggi per esempio sono stata davvero tentata da un paio di jeans a sigaretta splendidi, davvero magnifici ma ho fatto fatica a immaginarmi la mia creatura a sgambettarci in quei cosi, proprio ora che sta scoprendo la meraviglia del movimento, adesso che non lo ferma più nessuno quando si rotola giorno e notte.

Un altro problemone è la taglia. Ma io che cavolo di taglia prendo? I francesi fanno dei capi striminziti, i tedeschi abbondano. E gli italiani che fanno? Stanno nel mezzo?

Un capo taglia 62 è per la petit bateau da 9 mesi, per la chicco da 6 e per la C&A da 3! Io ancora l'occhio clinico da mamma navigata non ce l'ho, cioè non sono capace di guardare una salopette e immaginarci dentro la bestia sbavante.

E se dobbiamo aggiungere problemi a problemi io ho anche quello climatico. Oggi con il sole che c'era ad Amburgo mi veniva voglia di comprare bermuda, canotte, costumi. Ma me ne sono guardata bene! Perché ogni volta che faccio il gran passo e mi butto sul guardaroba estivo torna il maltempo. Solo che tra 10 giorni vado a Milano dove immagino ci sia già un'afa tropicale e il piccolino è ancora qui con pile, maglioni di lana e giacchetta tirolese...mi sa che esporterò il fashion di quassù e lo lascerò in calzamaglia!

 

Maria Chiara

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